Correzione refusi

Il mercato editoriale è saturo, non è un posto per pionieri. La piccola e media editoria non offre certamente grandi opportunità di guadagno a tutti gli operatori del settore né, tantomeno, è in grado di offrire guadagno e visibilità ai tanti autori emergenti del nostro paese. Dall’altra parte, tutte le medio-grandi case editrici hanno atteggiamenti perlopiù di chiusura nei confronti degli autori esordienti. Quest’ultimi, oramai, stanno sempre maggiormente ripiegando su sistemi di pubblicazione alternativi, quali ad esempio il book on demand, la pubblicazione in ebook, oppure la diffusione di semplici Pdf attraverso un proprio sito web o pagina Facebook. Tutto ciò, naturalmente, ha come solo e unico risultato non tanto quello di favorire il pluralismo di voci e idee, piuttosto di saturare ancor di più (se possibile) un mercato già sulll’orlo dello “straripamento”.

Gli autori non sanno come portare avanti una vera campagna promozionale, non hanno idea del significato di un marketing puro, troppo presi, spesso, da un sogno ad occhi aperti destinato a diventare incubo. Anche gli editori, da parte loro, presentano notevoli carenze culturali e organizzative. Mi riferisco soprattutto alle piccole case editrici, editori fai-da-te che spuntano come funghi con i loro bei marchi editoriali senza proporre tuttavia nulla di nuovo, se non la solita minestra riscaldata del “vogliamo valorizzare realmente i giovani talenti del nostro paese, pubblicando solo libri di qualità…”. Ecco il punto: “libri di qualità”. Ma cosa si intende per “libri di qualità”? Probabilmente libri che non vendono, destinati ai pochi che vorranno leggerli e che magari non saranno nemmeno in grado di trovarli in libreria, perché l’editore sarà troppo impegnato nel suo sogno ad occhi aperti di cambiare mercato e mondo per abbassarsi a pianificare dello “sporco” marketing. Sia chiaro che: questo libro è dalla parte degli scrittori, ma dalla parte di quegli scrittori che vogliono fare sul serio, e non di quelli che desiderano pubblicare la biografia del nonno per distribuirla nella libreria del paese per poi fare un bel rinfresco invitando tutti i propri amici e parenti.

Questo testo è stato pensato per uno scopo ben preciso, ovvero quello di offrire un valido contribuito di idee e strategie di marketing editoriale e web marketing per chiunque abbia pubblicato un libro, di qualsiasi genere esso sia. Questo libro intende mercificare il libro, sì, esatto, lo vuole considerare come un qualsiasi prodotto da vendere perché, a prescindere dal motivo che ci abbia spinto a scrivere un testo, quando decidiamo di pubblicarlo lo facciamo sempre e solo con l’ottica di diffonderlo, di far leggere le nostre idee a quante più persone possibili, e per far questo bisogna necessariamente vendere il libro, a meno che non siamo abbastanza ricchi da regalarne una copia a chiunque ce la chiederà. Vendere bene il proprio libro non va inteso esclusivamente come sinonimo di lucro, ma, come scritto poche righe sopra, come un modo per far conoscere le proprie idee, o semplicemente per farsi apprezzare come romanzieri. Non credo che qualcuno desideri pubblicare un libro solo per venderne venti copie. Non si può partire così limitati. Accontentarsi può essere una virtù, oppure un sinonimo di arresa o stupidità, molto dipenderà dalla tempistica di questo stato d’animo. Senza ambizione, l’uomo non avrebbe raggiunto alcun traguardo: non si sarebbe stato il primo trapianto di cuore e molte malattie non sarebbero state debellate. È l’ambizione che porta l’uomo a compiere grandi cose. Migliorare se stessi significa dare un piccolo ma importante contributo a tutta la società, quando questo miglioramento è ottenuto in maniera sincera e onesta.

 

Iniziamo dalla fine, o meglio dal principio: il nostro testo ha visto finalmente la luce. Su inchiostro e carta oppure attraverso qualche decina di migliaia di byte. Un bel traguardo, non c’è dubbio, e anche una soddisfazione per l’autore. Tutto ciò, ad ogni modo, non significa assolutamente nulla: un ristorante non si apre per guardarlo vuoto, come un albergo non si crea per ammirarne le stanza deserte. Allo stesso modo, pubblicare un libro può avere senso solo se questo sarà letto da un buon numero di persone. Adagiarsi sugli allori è sbagliato, è una mentalità fallimentare in partenza. Eppure, tanti autori esordienti non comprendono questo, e vivono pensando che un libro si venda da solo, casualmente, in una qualsiasi libreria. Cominciamo col ribadire questi punti: a) Le librerie sono “affollate” di libri, più di questi che di lettori; b) Un libro si vende se pubblicizzato, altrimenti andrà al macero; c) Un libro non finirà mai in tutte le librerie e, nello specifico, il libro di un autore esordiente verrà distribuito soltanto in un numero limitatissimo di librerie; d) Come voi avete pubblicato un libro, così avranno fatto altre decine di migliaia di autori esordienti. Non siete gli unici ad aver pubblicato.

Quadro triste, vero? Pensavate che pubblicare fosse la parte più complessa e che le vendite venissero successivamente in automatico? Non vi preoccupate, non esiste autore esordiente che non abbia pensato questo all’inizio, compreso il sottoscritto.